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Polemica per una presunta censura avvenuta ad Amici: la produzione non ci sta e pubblica un comunicato

amici 21

Nei giorni scorsi è sorta una polemica, ripresa da diverse testate, che ha coinvolto il noto talent show Amici di Maria De Filippi.

Il programma sarebbe stato accusato di aver censurato il brano Malafemmena di Totò: l’esibizione infatti è stata portata in scena senza le strofe in cui viene pronunciata la parola che dà il titolo alla canzone.

A parlarne è Gianni Valentino, curatore del progetto Totò Poetry Culture, che ha dichiarato

Ad Amici si svolge la sfida nella categoria “Ballo” e usano Malafemmena di Totò (eseguita da Roberto Murolo) quale colonna sonora. Con un rarissimo, irripetibile, tocco di classe: il titolo della canzone viene magicamente censurato. Due volte. È troppo scandaloso?

Per esigenze di “pulizia televisiva”, storpio una canzone eseguita da centinaia di interpreti e che dà il titolo a due film?

via Corriere della Sera

La notizia è stata ripresa da diverse testate, ed è per questo motivo che pochi minuti fa la produzione ha deciso di replicare con un comunicato pubblicato sui principali social network

In questi giorni circola un’assurda polemica tra web e carta stampata, sull’eventualità che ad Amici si sia sentita l’esigenza di censurare la canzone di Totò, Malafemmena.

Una canzone che ad Amici è stata eseguita mille volte nel corso degli anni, con o senza la strofa contenente la parola malafemmena.

Nella circostanza a cui si riferisce la polemica, il brano è stato tagliato a circa un minuto o poco più, come è d’abitudine per l’esecuzione delle coreografie e di fatto, sia per stare nel tempo richiesto che per mantenere integra la melodia che tutti conosciamo, sono venute via due strofe centrali, oltre che la fine del brano.

Solo i malpensanti possono credere che si sia deciso di tagliare la parola malafemmena che però, nel frattempo, viene annunciata proprio introducendo la coreografia… “Francesca esegue una coreografia sulle note di Malafemmena”. Quindi secondo i critici, tagliamo la parola ma la utilizziamo per introdurre il brano. Saremmo quindi censori e cretini…

Nulla di grave, però rimane una questione aperta: se il curatore del progetto Totò Poetry Culture, Gianni Valentino (che ha dato il la alla polemica), può incappare in un sonoro errore, come è possibile che esimi giornalisti si prendano la briga di scrivere paginate sull’argomento senza nemmeno controllare l’accaduto?

Come diceva Totò, la vita è fatta di cose reali e di cose supposte: se le reali le mettiamo da una parte, le supposte dove le mettiamo?

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