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Il conflitto tra Israele e Palestina che preoccupa tutto il mondo: ecco cosa sta succedendo

Conflitto Palestina - Israele
Conflitto Palestina - Israele

Uno dei temi più caldi che interessano l’attualità di questi giorni è il conflitto fra Israele e Palestina che si sta consumando con efferatezza e che non accenna ad arrestarsi, come dimostra l’ultimo durissimo scontro occasionatosi a Gerusalemme.

Gli occhi del mondo intero sono puntati sulla città e, in particolare, una forte preoccupazione è stata espressa dall’Unione europea e da Washington.

Operazione “Guardiano delle Mura”, tuona Israele. Operazione “Spada di Gerusalemme”, rilancia Hamas, l’organizzazione palestinese di carattere politico e paramilitare considerata ufficialmente organizzazione terroristica da alcune nazioni nel mondo. Dopo la battaglia di Gerusalemme, con quasi 700 feriti tra i palestinesi, è ripartito il circolo della violenza in cui si contano bombardamenti, razzi, terroristi e civili uccisi.

Il perché dello scontro fra Israele e Palestina ha origini lontane…

Il conflitto fra lo Stato d’Israele e quello della Palestina affonda le sue origini in un passato tutt’altro che recente. Occorre risalire fino al 1967 per comprendere le cause degli scontri originati da vuoti di potere e da responsabilità politiche che riguardano sia la leadership israeliana sia quella palestinese.

La città di Gerusalemme è rivendicata sia dai palestinesi sia dagli israeliani come capitale del proprio Stato e la contesa della città si riflette anche nella composizione demografica eterogenea che la abita; è proprio a partire dal 1967, dalla fine della Guerra dei sei giorni, che Israele occupa Gerusalemme est, la zona appartenente al popolo di Palestina, mentre la parte ovest è degli israeliani; Israele può togliere arbitrariamente l’alloggio ai palestinesi che hanno lo status di residenti: si tratta di uno status revocabile per motivi militari dalle autorità israeliane, che quindi possono togliere la casa a loro piacimento alle famiglie palestinesi, per darle ai coloni israeliani. È da più di quarant’anni che gli espropri sono ammessi e avvengono sistematicamente.

In sintesi, dal 1967 ad oggi è stata messa in atto una politica diretta a dividere ed espellere le comunità arabe per frenare la crescita demografica palestinese, e dunque conservare una maggioranza ebraico-israeliana nella Gerusalemme est.

Negli ultimi giorni, i malumori sono cresciuti con la decisione del governo israeliano di impedire l’accesso ai luoghi pubblici agli arabi per festeggiare la fine del Ramadan, in particolare alla porta di Damasco.
Questa decisione ha generato i primi problemi, aggravati da una situazione abitativa drammatica: a Gerusalemme est non sono concessi permessi per costruire o per ristrutturare, e la densità abitativa è claustrofobica.

Il fine settimana è stato contrassegnato da nuove proteste dei palestinesi riunitisi a Gerusalemme e nella moschea di al-Aqsa per celebrare la Notte del destino – che cadeva sabato 8 maggio – nonostante il timore della repressione delle forze dell’ordine israeliane, che venerdì sono entrate con la forza ad al-Aqsa: di qui, la polizia israeliana è intervenuta e lo scenario si è trasformato in guerriglia, tra gas lacrimogeni, granate stordenti, lanci di pietre e cannoni ad acqua per disperdere la folla.

Il ‘casus belli’ dell’ultimo violento scontro sembrerebbe questa volta riconducibile alla protesta per gli sfratti di decine di famiglie palestinesi dalle proprie case che sarebbero stati programmati basandosi sul principio storico di lotta tra i due popoli.

Il conflitto denegera e aumentano le vittime

Sono ore di altissima tensione fra Israele e Palestina: lunedì si è riacceso il conflitto dopo gli scontri tra la polizia israeliana sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme. Sono oltre 200 i lanci missilistici di razzi sparati dalla Striscia di Gaza verso Gerusalemme e Ashkelon (città di circa 160mila abitanti vicino Gaza), 140 obiettivi palestinesi colpiti da Israele nella Striscia, 15 militanti di Hamas uccisi, secondo quanto riporta la Difesa israeliana, combattimenti, morti e feriti.

“Se Israele continuerà ad attaccare, trasformeremo Ashkelon in un inferno”, afferma il portavoce dell’ala militare di Hamas, Abu Ubaidah.
Il conflitto è esteso in tutta la zona sud di Israele dove in queste ore suonano le sirene e le autorità hanno invitato i residenti a rimanere a casa e vicino ai rifugi antiatomici.

Secondo i dati ufficiali delle Nazioni Unite, solo la scorsa notte sono rimasti uccisi quattro minori, tutti appartenenti alla stessa famiglia, portando il totale a 6, e altri 43, di età compresa tra gli zero e i 18 anni, sono rimasti feriti nella rappresaglia scoppiata a Gaza.

Sono invece oltre 600 le persone rimaste ferite nel corso degli attacchi delle ultime ore tra Gerusalemme e la striscia di Gaza; oltre 400 stanno ricevendo cure in ospedale.

Sui social l’hashtag #FreePalestine è in tendenza ormai da ore, mentre gli utenti condividono immagini e video strazianti degli avvenimenti, che coinvolgono anche i bambini.

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2 Comments

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  1. Sull’Armenia e ciò che hanno fatto i turchi/azeri non una sola parola mi raccomando!!! Essere cristiani comporta che ti possono massacrare e togliere tutto ciò che hai senza che nessuno dica nulla!! Vergogna!!

  2. Questo articolo fa schifo e non è per nulla veritiero.
    Caro Marco da una persona come te che stimo molto non mi aspettavo una tale caduta di stile perché le inesattezze sono tante.
    Perché non scrivete che I poveri palestinesi hanno iniziato da giorni a sparare più di 400 razzi.
    E un altra domanda da dove pensate prendono i soldi?

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