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Superlega, tutto quello che c’è da sapere, perché se ne parla e le critiche ricevute

Superlega
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Tutti ne parlano in questi giorni, ma permangono ancora dei dubbi sulla Superlega, che cos’è e perché sta generando tanto clamore mediatico.

La Superlega è una competizione per club alternativa alla Champions League che riunisce le migliori squadre europee in una sorta di campionato di super élite: questa, in poche parole, è la Superlega, il progetto al quale da diverso tempo stavano lavorando alcuni dei più influenti presidenti del calcio continentale, guidati da Florentino Perez. Questo progetto tanto ambizioso quanto elitario ha addirittura portato la Uefa a minacciare una causa milionaria contro tutti i club che vorranno traslocare dalle competizioni ufficiali (Champions ed Europa League) ed entrare a far parte della Superlega e i loro giocatori l’esclusione dalle Nazionali e da tutte le competizioni Uefa e Fifa.

La Superlega dovrebbe essere composta da 20 squadre, 15 delle quali partecipanti di diritto e altre 5 determinate stagione per stagione da un meccanismo di qualificazione che verrà via via definito.

La Superlega si disputerebbe durante la normale stagione calcistica e si pone quindi come alternativa alla Champions League, con gare infrasettimanali, a eccezione della finale prevista nel fine settimana.

Stando a quanto riportato da Sky Sport, tuttavia, a neanche quarantotto ore di distanza dalla nascita, tutte le “big six” del calcio britannico hanno annunciato di aver avviato le procedure per sfilarsi dalla neonata Superlega; i “gunners” (così sono chiamati i calciatori dell’Arsenal) hanno così commentato la loro decisione di ritirarsi dalla competizione privata:

“Abbiamo fatto un errore, ci scusiamo per questo.”

Anche il Liverpool ha commentato la sua decisione di sottrarsi dal progetto attraverso le parole del proprietario John W. Henry:

“Voglio scusarmi con tutti i tifosi del Liverpool per il disagio che ho causato nelle ultime 48 ore. Va da sé, ma va detto che il progetto presentato non sarebbe mai durato senza il supporto dei fan.”

Anche il Primo ministro del Regno Unito Boris Johnson, da sempre contrario alla Superlega, ha accolto con favore la decisione delle squadre di ritirarsi:

“Accolgo con piacere l’annuncio di ieri sera. Questo è il giusto risultato per i tifosi di calcio, i club e le comunità del nostro Paese. Dobbiamo continuare a proteggere il nostro amato gioco nazionale.”

Anche nel nostro Paese non sono tardate a piovere critiche, sia da parte di esponenti del mondo dello spettacolo sia da parte di membri della politica.

Tommaso Paradiso, ex frontman dei Thegiornalisti, si è espresso su Instagram sul recente progetto riservandogli parole di biasimo e indignazione.

Ecco le parole di Tommaso Paradiso che si è scagliato contro la nascita della Superlega:

“Superlega un ca**o. Un atto vandalico, la separazione finale del mondo tra poveri e ricchi, una coscienza sporca, la macchia della tirannide, la supremazia del più forte, l’inciviltà, il futuro distopico, il fallimento di ogni valore legato allo sport, il sopruso, la violenza, la fine dello sport più popolare al mondo, la fine della passione, la fine del tifo, la morte delle domeniche in famiglia e delle aste al Fantacalcio con gli amici di una vita, la fine dei giochi e del divertimento, la tomba delle piccole realtà, i potenti che diventano sempre più potenti, il nostro calcio che non sarà più il nostro, bambini che cresceranno senza la squadra del cuore, quella vera, non quella imposta. La deriva del giusto: questo e anche molto di più è la Superlega.”

Più sobria, ma non meno dura, la critica dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte che commenta così il progetto della Superlega:

“NON È SOLO QUESTIONE DI CALCIO.
Oggi tanti appassionati di calcio si trovano spaesati, amareggiati. Immagino alcuni anche arrabbiati. Di sicuro si sentono depredati del sogno più bello che lo sport riesce a disseminare in ogni angolo del pianeta: la possibilità che la propria squadra del cuore – non fa niente se piccola, priva di blasone e con scarsi mezzi finanziari – possa sovvertire i favori dei pronostici e riuscire a prevalere su un prato verde, come fu per Davide contro Golia.
I campi di calcio, da quelli di terriccio nascosti in periferia fino ai grandi palcoscenici mondiali, sono motore di cambiamento e di aggregazione, fonte di speranza e di tante legittime aspirazioni per i giovani, sia che vivano nei grandi centri urbani sia che vivano in paesini in cerca di riscatto. Ma lo sport, prima di tutto, è strumento di inclusione e fattore che cementa le relazioni umane.
Non viviamo fuori dal mondo e siamo consapevoli che, a certi livelli e in certi settori, anche lo sport diventa business, per cui si coagulano interessi economici che impongono di rendere pienamente sostenibili gli investimenti fatti. Ma la remunerazione degli investimenti va cercata rispettando i valori alla base dello sport, non stravolgendone completamente il significato.
Chi oggi lavora per realizzare il progetto della Superlega e persegue una logica elitaria che prescinde dalla qualità del gioco, dal merito sportivo e dallo spirito di solidarietà, sappia che ci vedrà caparbiamente “contro”, come appassionati di calcio e come sportivi.
Chi uccide il principio di una sana e aperta competizione sportiva per abbracciare ciniche ragioni contabili, si assume il grave rischio di spegnere la magia del calcio e la passione che esso suscita, perché come ha osservato Papa Francesco “dietro a una palla che rotola c’è quasi sempre un ragazzo con i suoi sogni e le sue aspirazioni.”

https://www.instagram.com/p/CN2i3MmMD8g/

Infine, dopo che anche la squadra dell’Inter si è sfilata dalla competizione della Superlega, arrivano le parole di Andrea Agnelli, presidente della Juventus che alza bandiera bianca:

“Non può andare avanti. Resto convinto della bellezza del progetto, avremmo creato la miglior competizione al mondo, ma non si può fare un torneo a sei squadre.

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